Londra Italia

Londra Italia – Enrico Franceschini – Laterza

Enrico FranceschiniE’ ormai una delle 10 città italiane più popolose, forse una delle prime cinque, ma è lontana. Oltre la Manica. E’ la Londra tricolore, la Londra del mezzo milione abbondante di connazionali che hanno scelto di viverci: per qualche anno o per sempre.
“Londra Italia”, appunto, secondo il titolo dell’ultimo libro di Enrico Franceschini, il dodicesimo di questo giornalista giramondo, corrispondente da un decennio per ‘La Repubblica’ nella capitale del Regno Unito. Una galleria di storie esemplari di italiani, donne e uomini, famosi e meno famosi, ma che in riva al Tamigi hanno saputo farsi spazio, spesso onore. E al contempo un campionario di vite e d’esperienze in grado di rappresentare in qualche misura il panorama più vasto delle storie degli italo-londinesi, realtà che si espande di anno in anno. A inizio secolo gli immigrati italiani erano circa 10.000.
Poi negli anni ’50 e ’60 ci fu l’ondata legata soprattutto al mondo della ristorazione. Infine, negli ultimi tempi, il vero e proprio boom (con un’accelerazione esponenziale dal 2013 a oggi): giovani e professionisti, laureati e non, gente votata all’avventura e cervelli in fuga.
I protagonisti del libro ne compongono uno spaccato. Sono numerosi e variegati: dal grande manager (Vittorio Colao) ai medici che la Gran Bretagna è assetata d’importare dal Belpaese; dalla star dei tabloid (Nancy Dell’Olio) a ricercatori e accademici d’élite; dal finanziere del momento (Davide Serra) all’architetto ‘volante’ (Annamaria Anderloni); e poi barbieri, baristi, pr. Un po’ per tutti i gusti, e per tutti i sogni.
La punta di un iceberg, spiega Franceschini presentando il suo lavoro all’Istituto di Cultura italiana di Belgrave Square, introdotto dal direttore Marco Delogu, stimolato dall’ambasciatore Pasquale Terracciano e incalzato dalle domande di Barbara Serra: volto italiano di Al Jazeera english, la cui vicenda, nelle pagine del libro, non puo’ ovviamente non esserci dopo quasi 23 anni di Londra. La sua convinzione è che in questa grande città cosmopolita – la capitale britannica, ma molto di più e anche molto altro – cercano da un lato le opportunità offerte dalla “meritocrazia“; dall’altro un contesto fatto di “regole” generalmente rispettate. E tutto questo diventando gradualmente londinesi (non pseudo-inglesi) senza dover tuttavia “smettere di essere e sentirsi italiani”.
Certo, l’altra faccia delle medaglia non manca: vita cara, stipendi bassi in proporzione se non si fa fortuna, città difficile. La metropoli del Big Ben non è priva di difetti. Men che meno il Paese, il regno che la circonda. E tuttavia se Londra continua a essere la meta di un ‘esodo’ i motivi ci sono, concordano l’autore e i suoi interlocutori. Per l’economista Lucrezia Reichlin, che insegna alla prestigiosa London Business School ed è fra le figure raccontate da Franceschini, si tratta in qualche modo di “una tragedia”, delle cui conseguenze “ci accorgeremo più avanti”. Poiché nel flusso c’è “il meglio dell’Italia che se ne va, i giovani con più iniziativa, più curiosità e coraggio”. Ma Terracciano prova a elencare pure i possibili effetti positivi: che si riverberano fra l’altro nel contributo dato da molti di questi nuovi londinesi al superamento degli stereotipi – tenaci talora a certe latitudini – sull’Italia e sugli italiani; come pure nel bagaglio di esperienza e di arricchimento che portano indietro quando tornano. Poiché, in fondo, questo fenomeno può alla fine essere regolato – e l’auspicio è che in molti casi in effetti lo sia – da una una sorta di “porta girevole”. Talchè ‘Londra Italia’ diventi anche un percorso di andate e ritorni.

ansa.it

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